Archivi tag: celti

L’alfabeto degli Alberi e l’astrologia celtica

calendarioalberi_1_E’ nota a tutti la straordinaria venerazione dei Celti per le piante: come sottolinea il De Gubernatis, “l’ombra degli alberi fu la prima testimone del culto degli Dei” e “le foreste erano colme di un mistero solenne dato dalla presenza di un Dio invisibile e per questo furono teatro dei loro riti”. Oltre a essere usate per la costruzione di case e di utensili di ogni tipo, le piante davano la salute, poiché erano la base di ogni medicamento risanatore; erano indispensabili in magia, perché la presenza di almeno una delle piante sacre assicurava l’efficacia della pozione. Ma esse intervenivano anche in questioni importantissime: per decidere se fare una cosa o il suo contrario si “tirava il legno”, affidando il responso allo spirito della pianta usata (di solito il Tasso, il sorbo o un albero da frutto). Noi sappiamo che i Celti avevano un alfabeto degli alberi, corrispondenza tra lettere dell’alfabeto Ogham e le piante sacre. La nostra fonte d’informazione è il cosiddetto Book of Ballymote che riporta due liste distinte di lettere dell’alfabeto Celtico Ogham (che si differenziano per piccoli particolari): a ogni lettera corrisponde una pianta. Da questo, per una interpretazione molto personale dello scrittore e poeta Robert Graves in un suo libro (La Dea Bianca) sono partite speculazioni su di un calendario degli alberi come base dell’astrologia celtica. In realtà non avendo prove documentate scritte, nessuno può sapere se questo è vero. Gli studiosi moderni sono quasi tutti d’accordo nel dire che B come Betulla e S come Salice sono solo modi per imparare l’alfabeto e per semplificare il ricordo ai bambini.

B – Beithe – Betulla
L – Luis – Sorbo rosso
N – Nuin, Nion – Frassino
F – Fearn – Ontano
S – Saille – Salice
H – Huathe – Biancospino
D – Duir – Quercia
T – Tinne – Agrifoglio
C – Coll – Nocciolo
M – Muin – Vite
G – Gort – Edera
P, nG – nGetal- Canna
Q – Quert, Queirt – Melo
R – Ruis – Sambuco
Ss, St – Straif – Prugno
A – Ailim, Ailm – Abete argentato
O – Ohn, Onn – Ginestra
U – Ur – Erica
E – Eadha – Pioppo bianco
I – Ioho – Tasso

C’erano poi cinque gruppi di lettere in combinazione, inserite nell’alfabeto molto più tardi, sempre con le loro piante corrispondenti:

Ea – Ebhadh – Pioppo tremulo
Oi – Oir – Edera
Ui, Pe – Uilleand – Caprifoglio
Io – Iphin – Uva spina
Ch – Koad – Boschetto

Gli scambi culturali con altri popoli, in particolare con i Greci, avevano fatto fatto conoscere ai Celti l’astrologia mesopotamica. I cosiddetti “zodiaci celtici” sono ricostruzioni moderne di un sistema oroscopico presunto, del quale sappiamo ben poco: nessuno ne aveva mai parlato prima di R. Graves. Lo zodiaco dei celti non ha nulla a che vedere con la nostra astrologia, ma è più simile allo zodiaco cinese degli animali.

Lo zodiaco Graves

Ipotizzato da Robert Graves, è stato il primo della storia degli zodiaci celtici e ha avuto un momento di straordinaria fama quando  è uscito il libro “la dea bianca”, un affascinante analisi del mito, in cui Graves affermò di aver scoperto l’alfabeto degli alberi in un manoscritto del 1600, Ogygia.

Betulla: 24 dicembre/20 gennaio
Sorbo rosso: 21 gennaio/17 febbraio
Frassino: 18 febbraio/17 marzo
Ontano: 18 marzo/14 aprile
Salice: 15 aprile/12 maggio
Biancospino: 13 maggio/9 giugno
Quercia: 10 giugno/7 luglio
Vischio: 8 luglio/4 agosto
Nocciolo: 5 agosto/1 settembre
Pruno: 2 settembre/29 settembre
Edera: 30 settembre/27 ottobre
Tasso: 28 ottobre/24 novembre
Sambuco: 25 novembre/22 dicembre

23 dicembre: Giorno vuoto (forse pioppo), solo per questo giorno, detto anche “giorno segreto della pietra grezza”.

Fonte: Il Cerchio di fuoco – Devon Scott

Annunci

Primi passi con Cernunnos

5976a2957ef7e327107f4d343e756b8d

Ciò che mi ha sempre affascinato di Cernunnos è quel senso di antichità, di padre primordiale che trasmette. Non per nulla è stato con l’uomo dal momento che è venuto a conoscenza del divino, le sue origini si perdono nei più remoti ricordi del mondo. Risalgono infatti al paleolitico, come dimostra l’arte ruprestre all’interno delle caverne francesi, come la grotta dei Trois Frères, abitata 13.000 anni fa, in cui appare la più antica raffigurazione di una divinità dalle sembianze antropomorfe, dell’altezza di circa 4m, con corna di cervo e barba lunga, nell’atto di performare una danza, connessa con le prime forme sciamaniche di religione.
Cernunnos incarna tutti gli aspetti della natura , la luce e l’oscurità, la vita e la morte quindi come tale egli è civile e selvaggio, compassionevole e crudele come la natura stessa. Io sono sempre stata molto legata al concetto di equilibrio e questo è uno degli aspetti che preferisco in lui. E’ anche una divinità ctonia, e in quanto tale è strettamente collegato alla terra degli spiriti. Sicuramente è una divinità enigmatica e un po’ sfuggente. Può infatti risultare difficile scoprire qualcosa su di lui, così come entrarci in contatto… personalmente ci ho messo anni prima di fare un passo avanti e principalmente le ragioni sono due:
Prima di tutto non c’è quasi nessuna tradizione superstite su Cernunnos. In secondo luogo, quasi nessuno parla di lui qui sul web (o altrove) e riferisce la propria esperienza con lui.
Iniziare a lavorare con una divinità di cui si sente poco parlare è difficile, ci si sente soli e sperduti, leggere le esperienze altrui spesso aiuta, ci incoraggia, ma quando non c’è nessun altro che percorre il tuo stesso cammino non ci resta altro che rimboccarci le maniche e aprire le nebbie da soli… Il mio primo passo è stato quello di ritagliare uno spazio per lui nel mio altare, sono estremamente pragmatica e i gesti hanno sempre avuto la precedenza rispetto alle parole ed alla teoria (ma credo sia logico, se non si accompagna alla pratica la teoria non è altro che un mucchio di parole al vento)… ovviamente non sono mancate anche preghiere, meditazioni e ricerca che aiutano sempre. Ed è durante la ricerca che ho avuto una risposta; il mese scorso leggendo un ebook “Hoofprints in the Wildwood: A Devotional for the Horned Lord” trovai un articolo di Juniper che parlava di Cernunnos e di alcune esperienze che lei ha avuto con questa divinità, in particolare mi colpisce questa parte:

“Le nostre prime interazioni ruotavano intorno a lui che mi rimproverava per essere troppo incline a seguire le orme di altri e di non definire abbastanza la mia strada, tanto come un padre farebbe con il figlio . Un rimprovero severo , nato per amore, ma non per questo meno pungente.”

Non che io abbia mai seguito le orme di altri, fortunatamente ho sempre ragionato con la mia testa e sempre seguito il mio istinto, ma ultimamente mi ero un po’ persa o ero semplicemente spaventata dall’idea di addentrarmi in luoghi sconosciuti, così il concetto di “rimprovero paterno” l’ho trovato abbastanza familiare, infatti anche le mie prime interazioni con lui si sono focalizzate su questo punto… Nel mio caso il rimprovero era quello di non voler uscire dal limbo in cui mi ero confinata per paura di affrontare l’ignoto e di conseguenza di non far nulla per definire la mia strada.
Ho interpretato questa casualità (insieme ad altre) come un ulteriore segnale, una conferma di quanto pensavo già da tempo… Trovare delle similitudini con il cammino di Juniper è stato come un “premio” per aver superato la paura iniziale. In altre parole la vedo come se mi dicesse “hai fatto un passo cieco verso di me e adesso ti do la conferma che cercavi”. Non so se sia corretto vederla in questo modo, non so se è così che funziona quando ci si avvicina ad una divinità, non ho esperienza in merito, ma una cosa è certa lo scoprirò strada facendo. Il cammino attraverso la siepe è appena iniziato…


Mitologia e Divinità Galliche

I miti celtici gravitano attorno ad un gran numero di dei e dee che al principio vissero sulla terra prima di ritirarsi nell’altro mondo. Le loro vite erano legate le une alle altre e, nello stesso tempo, con quelle degli umani.
Le dee celtiche avevano tanta influenza sugli umani quanta quella delle controparti maschili; questo spiega l’importante ruolo svolto dalle donne nella società celtica. Dato il ruolo di “dee madri”, esse erano principalmente legate alla fecondità ma nello stesso tempo erano anche delle abili guerriere che partecipavano all’insegnamento delle arti e dei segreti della guerra ai giovani eroi.
Queste divinità possedevano anche dei poteri magici che permettevano loro di intervenire sulla riuscita di una battaglia; esse potevano cambiare aspetto e trasformarsi, per esempio, in corvo e causare in questo modo paura e confusione nei campi nemici.
Il pantheon gallico ci vine descritto solamente da fonti romane e dai reperti ritrovati in loco, purtroppo si hanno pochissime notizie sui riti e su i metodi con i quali venivano venerati gli Dei. Tracce di queste antiche divinità possiamo trovarle nei toponimi di luoghi e città, nei miti , leggende e fiabe che fanno parte del patrimonio culturale di un territorio.

Divinità Maschili:

Belenus: Divinità protoceltica, Dio della luce.
altri nomi: Belenos, Belen, Bhel, Beil Mawr
simboli: ruota, cinghiale, orso, cavallo
Belenus ( “scintillante”, “brillante”, “splendente” ) è la divinità celtica del Sole. Il suo culto è stato attestato in tutto il nord Italia, la Francia e parte del sud dell’Austria. E’ il Dio guaritore strettamente connesso ai poteri benefici e curativi del Sole, ma non solo poiché è anche il protettore delle greggi e del bestiame. La sua consorte è Belisama. Beltane ( “fuoco di Bel” ) è la festa a lui dedicata.

Borvo: (Bormo, Bormanus) Dio dei minerali e delle sorgenti, divinità della salute associata all’acqua sorgiva gorgogliante.

images (1)Cernunnos:
altri nomi: Kernunnos, Cernunnus
La traduzione del suo nome è “Il Dio Cornuto” da cernos=corna. Secondo alcuni studiosi questo è un soprannome dato al Dio in modo da non pronunciare il suo vero nome così da non attrarre la sua attenzione ( benigna o maligna che sia ) nel momento non appropriato. Il più delle volte viene associato al cervo maschio, all’ariete o caprone. Egli è il signore degli animali selvaggi, della fertilità, della salute, dell’abbondanza, della rigenerazione della vita, del sottomondo ( gli inferi ) ed è considerato il Primo Sciamano. Proprio a causa della sua connessione con il cervo e il viaggio sciamanico penso sia strettamente legato all’utilizzo sacro dell’Amanita Muscaria di cui lui è il detentore dei segreti. Il “Dio Cornuto” è una divinità strettamente legata al ciclo naturale delle stagioni, infatti egli nasce al solstizio d’inverno, sposa la Dea a Beltane e muore al solstizio d’estate per poi rinascere l’anno successivo. Nelle tradizioni successive si possono ancora rintracciare tracce del suo culto nella “Caccia Selvaggia” di cui si dice egli sia il capo. E’ da notare che la “Caccia Selvaggia” si scatenava sulla terra durante i mesi invernali, quando il Dio dimorava nel sottomondo. Abbiamo sue raffigurazioni risalenti al Paleolitico ritrovate in alcune grotte in Francia e la sua rappresentazione più famosa sopra il calderone di Gundestrap ove è rappresentato come un uomo con corna da cervo attorniato da molti animali selvaggi. E’ seduto con le gambe incrociate ( posizione meditativa ), regge con la mano sinistra un serpente ( simbolo ctonio , possessore della conoscenza ) e con la destra un Torc.

Cicolluis: Cicolluis o Cicoluis (Cicollus, Cicolus, Cicollui, Cichol) può essere identificato con l’aspetto guerriero del dio romano Marte, molto probabilmente è stata una divinità protettrice.

Cissonio : (Cisonio, Cesonio) Dio del commercio

Fagus : Dio dei faggi

Lúg: Dio sacerdotale e militare, proteggeva i mercanti, i viaggiatori e i ladri.
In Gallia si ritrova nelle forme romanizzate di Mercurius Artaios “protettore dell’orso” e Mercurius Moccus “protettore del cinghiale”, le due figure non hanno però valenze naturistiche, bensì regali, infatti orso e cinghiale sono animali simbolo di regalità.
Lúg è considerato il dio della luce, e veniva chiamato “dio delle mille arti”. Al dio della luce Lúg è dedicata la festività celtica di Lughnasadh. Inoltre, diverse località, a lui sacre, portarono il suo nome: si conoscono infatti diverse Lug-dunum (“fortezza di Lúg”), diversi Lugdunum erano nell’attuale Francia: l’attuale Lione, ma anche Loudun, Laon (Lugdunum Clavatum) e Saint-Bertrand-de-Comminges (Lugdunum Convenarum); inoltre vi era un Lugdunum Batavorum alle foci del Reno, probabilmente l’attuale Katwijk-Brittenburg (in epoca rinascimentale Lugdunum Batavorum venne impiegato per rendere in latino il nome della città olandese di Leida, in italiano Leida, poco distante). Anche le due città di Lugo, in Italia e Spagna, traggono probabilmente nome da questa divinità, infatti entrambe sorgono in zone che furono popolate da Celti.

Ogmios
altri nomi: Ogma
Ogmios ( “Grian Aineac” o letteralmente “Faccia di Sole” ) fu più che una vera e propria divinità un eroe semi-divino. Patrono degli studiosi, dell’eloquenza, della poesia, dello charm e degli incantesimi. Anche lui come altre figure divine accompagna i morti all’altro mondo. Viene considerato il padre della scrittura sacra utilizzata dai druidi. Spesso è rappresentato come un vecchio uomo con la pelle bruciata dal sole, completamente calvo e vestito di pelliccia. Normalmente nelle sue mani regge o l’arco o un randello di legno. Dalla sua lingua partono innumerevoli catene d’oro che vanno a collegarsi alle orecchie dei suoi seguaci e questo indica il potere magico della parola e del saperla ben utilizzare per i propri scopi. Il suo culto ebbe come sede centrale la città di Narbo Martius ( Francia ), che si dice fondata da lui. I romani lo paragonarono all’eroe greco-romano Ercole.

Robur : Dio delle querce

images (3)Sucellos :
altri nomi: Sucellos
simboli: Cane, corvo, martello-maglio
Sucellus ( “Colui che colpisce bene” ) era una tra le più adorate divinità del pantheon celtico. Egli è il guardiano delle foreste e patrono dell’agricoltura e delle feste. La sua consorte è Nantosuelta. Spesso è raffigurato con un grosso martello a due mani e con un cane al suo fianco ( in questo caso rappresenta la forza e l’abilità di combattimento e caccia ); oltre a ciò si preoccupa di accompagnare le anime nel mondo dei morti e là presiede a tutti i festeggiamenti. Altre volte è rappresentato con una coppa, un corno, un otre od altri oggetti usati per contenere oltre che acqua anche sidro, birra e idromiele. Si pensa che essendo legato all’agricoltura sia in qualche modo connesso alla lavorazione e fermentazione di sostanze alcoliche, non per niente è il patrono delle feste! E’ comunque da ricordare l’importanza rituale-magica delle sostanze alcolico-inebrianti e il loro utilizzo per scopi sacri ( in ogni cultura occidentale troviamo testimonianza di ciò ). Giulio Cesare lo paragonò alla divinità romana Dis Pater.

Toutatis:  (Caturix, Teutates) Dio della guerra, della fertilità e della ricchezza. Il suo nome significa “padre della tribù”, dal touta celtico
che significa “tribù” o “gente”. Toutatis è anche conosciuto con i nomi di Albiorix (re del mondo) e Caturix (re della battaglia)

La potente Triade: All’interno del pantheon celtico cisalpino si può trovare una triade di Dei considerati antichissimi e padri della razza umana. Si tratta della triade formata dagli Dei: Teutates, Esus e Taranis.

images (2)Teutates
altri nomi: Toutates
Teutates ( “Il Dio della Tribù”, da teuta che significa “Tribù” ) è un antichissimo Dio della guerra, della fertilità e della salute. E’ il protettore della comunità, dei campi, del raccolto, dei confini e il più delle volte viene associato al cielo. Inoltre viene anche reputato il creatore di tutte le scienze umane. Giulio Cesare menziona Teutates durante la conquista della Gallia e lo pone in cima al pantheon celtico. Un secolo dopo lo scrittore romano Lucano lo identifica quale parte di una triade formata da tre divinità maggiori assieme a Taranis e Esus. Da quanto riportato da Lucano a lui venivano offerti sacrifici umani o animali nei quali la vittima veniva ritualmente affogata in giganteschi calderoni o laghi sacri. Alcuni studiosi hanno collegato a Teutates l’immagine presente sul calderone di Gundestrap di un gigante di fronte ad un esercito in marcia. Il gigante ha ai suoi piedi un cane e un calderone ed è ritratto nell’atto di immergervi una persona dalla testa.

Esus
altri nomi: Esos
simboli: salice, toro, gru ( uccello acquatico )
Pochissime sono le notizie giunte fino a noi in merito a questa divinità. La maggior parte di quelle in nostro possesso provengono da fonti romane, quali Giulio Cesare che afferma che il suo culto era diffuso lungo tutto l’arco alpino e Gallia del sud e Lucano che lo descrive come una divinità selvaggia e crudele a cui venivano offerti sacrifici umani. Da ciò che è stato riportato le vittime erano principalmente maschi e venivano appese ad un albero tramite impiccagione, poi venivano ferite con armi da guerra e lasciate a morire sia per soffocamento che per dissanguamento. Esus viene molte volte identificato con Cernunnos, il Dio sciamano per eccellenza. Un ritrovamento interessante in merito al culto di Esus è stato rinvenuto sotto la cattedrale di Notre Dame in Parigi nel 1711. Si tratta di una colonna su cui è inciso il suo nome e su cui è scolpito un uomo muscoloso che sta tagliando un ramo da un albero di salice. Dall’altra parte della colonna sono invece rappresentati un toro con tre gru erette sulla sua schiena.

Taranis
simboli: ruota solare, svastica, spirale, quercia
Taranis ( “Il Tuonante” ) è il dio celtico del tuono, del fulmine, del fuoco e rappresenta l’inevitabile forza del cambiamento. Il suo nome deriva dalla radice Indo-Europea “taran” che significa per l’appunto tuono o tuonante. Nelle sue rappresentazioni più tarde possiamo trovarlo rappresentato come un possente uomo barbuto con nella mano sinistra la ruota solare e nella destra una saetta o una torcia. Taranis genera le tempeste e i tuono facendo rotolare la sua ruota per l’arco celeste, oppure con la sua possente voce. E’ il Dio del fuoco (i fulmini vengono intesi come il fuoco che proviene dal cielo ) e come il fuoco rimodella e rigenera, la sua ruota gira marcando il passare dei cicli dove ogni tanto s’impone un rinnovamento.

Divinità Femminili:

Arduinna: Dea cinghiale della foresta delle Ardenne in Germania, e la grande Artio, dea-orsa, assimilabile alla tarda Diana cacciatrice, selvaggia e patrona della libertà degli animali selvaggi.

Belisama: Dea il cui dominio si estende su tutti e quattro gli elementi. Belisama è la Dea delle acque, signora dei fiumi, dei ruscelli e delle fonti. E’ risaputo da parte dei celti, ma non solo, l’utilizzo di fonti sacre a fini curativi o benefici. Quando i romani invasero la Gallia s’approfittarono largamente dell’uso di queste fonti ed associarono il culto di Belisama con quello di Minerva. E’ inoltre la Dea del fuoco, delle forge e della luce. Probabilmente queste “sfere d’influenza” vennero acquisite solo in seguito all’unione con il Dio Belenus, di cui ne è la consorte. E’ una delle potenti Matres e quale rappresentazione del potere femminile è intimamente legata al sottosuolo, gli inferi, il grande ventre della Madre da cui nascono tutte le sorgenti. Da citare è la sorgente di Herse ( Francia ) situata nella foresta di Belleme, ovvero Belisama, in cui un’iscrizione latina rivela che era dedicata agli “Dei Infernali” ( da intendere nel senso pagano del termine ). Le sue rappresentazioni più interessanti sono alcune statuette votive in cui viene raffigurata come una nobile donna ( elemento generatore – Terra – Acqua ) ornata di corona ( Fuoco – Luce – Regalità ) e coperta da una lunga veste. Il braccio destro è disteso lungo il corpo con la mano aperta, palmo rivolto in avanti. Il sinistro è invece piegato a livello del bacino con la mano semichiusa a forma di coppa. L’intera figura poggia sulla schiena di un uccello simile ad un anatra (Aria – Acqua).

Brigantia RoundBrigantia: (Brighid, Brigit) è probabilmente la Dea più importante per i Celti, tanto che la sua figura sopravviverà all’interno del cristianesimo sotto le sembianze di santa Brigitta, badessa di Kildare.
Il suo nome significa eccelsa e altezza e deriva dalla radice indoeuropea Berg, ovvero fuoco. Già questo fa intuire che Brigit sia una Dea solare, il che non dovrebbe stupire, in quanto sia tra i celti che i germani, il sole aveva nomi femminili. Lei è una Dea madre, termine spesso usato per rivolgersi a lei. Il suo nome, pur con alcune differenze è presente in tutta Europa, dalle isole Britanniche all’Italia, ma è in Irlanda che raggiunge il suo apice. Poesia e guarigione rappresentano la classe sacerdotale, gli artigiano la classe produttiva e come patrona dei guerrieri la forza. In considerazione di ciò, Brigit era patrona di ostetriche e levatrici, delle partorienti, umane e animali, patrona dei fabbri, degli artigiani, del focolare, della filatura e della tessitura, della poesia e della medicina, non che della divinazione.
Le donne andavano alle fonti sacre portando delle offerte affinchè potessero rimanere gravide, per poi invocarla al momento del parto affinchè potesse essere senza complicazioni.
Abbiamo detto che era protettrice dei guerrieri, in particolare di quei personaggi eroici che dovevano compiere particolari missioni nell’altro mondo a cui lei è ovviamente legata; spesso associata alle figure della mucca, del serpente e del gallo, creature legate proprio all’altro mondo, anche se queste rappresentazioni sono legate più alla sua figura sotto il cristianesimo, segno inequivocabile della
pagana origine della famosa santa; l’animale che in realtà più di tutti gli è legato è il Cigno. Per sottolineare ulteriormente la sua triplice divinità, i celti erano in uso chiamarla madre, moglie e sorella di tutti, uomini e Dei compresi.
La festa a lei dedicata è Imbolc che convenzionalmente cade il 1° Febbraio; è una delle quattro feste principali dei celti, detta anche festa dei fuochi per la consuetudine di accendere grandi falò in tali occasioni.

Dea Matrona: Nella mitologia celtica la Dea Matrona (“Dea Madre”) era la dea tutelare del fiume Marna in Gallia. In molte aree era adorata come una dea triplice, nota come “Deae Matres” o “Deae Matronae” (“Dee Madri”). Il culto di questa triade divina è ben attestata nel nord Europa (Matres o Matrones), non solo nelle aree celtiche, ed era simile ad altre figure (Fates, Furiae, Norne ecc.).
Talvolta venivano raffigurate come tre donne mature, accompagnate di volta in volta da un cane, un bambino, una cornucopia o una torcia; altre volte erano raffigurate così come noi conosciamo la Dea: una fanciulla giovane spesso accovacciata ai piedi di una donna matura. Raramente con esse figurava una terza donna, anziana.

Epona:
altri nomi: Edain, Bubona
simboli: Cornucopia, cavallo, cagna
Epona è la Dea dei cavalli, muli, bovini, asini ed è la protettrice dei cavalieri. Il suo nome deriva dal termine celtico “cavallo”, ma sicuramente fu storpiato per essere meglio pronunciato dai romani. Infatti il culto di Epona era diffuso in tutta la Gallia, fino al Danubio e a Roma. Era anche adorata in Britannia, Jugoslavia, Bulgaria e nord Africa. Il suo culto venne adottato dall’esercito romano e venne
diffuso a seconda degli spostamenti degli eserciti. Nel calendario romano il 18 di dicembre era il giorno a lei consacrato e si svolgevano festeggiamenti in tutta la capitale dell’impero. E’ interessante notare come Epona sia stata l’unica divinità celtica adorata a Roma. E’ normalmente raffigurata seduta o coricata su un cavallo o in piedi sulla groppa di molti cavalli che le fanno da piattaforma. Quale Dea riassume in se il profondo legame con la Terra, l’abbondanza-nutrimento, la fertilità, la guarigione, la nascita ed ovviamente la morte. I due animali che normalmente l’accompagnano esaltano queste caratteristiche. Il cavallo è un’animale molto importante per la cultura celtica dato che era di fondamentale importanza in termini di economia, trasporto, guerra, potere, prestigio e religione. E’ la cavalcatura per eccellenza che svolge la sua funzione da psicopompo accompagnando le anime dei morti all’altro mondo. Epona è dunque anche la conoscitrice del mondo dei morti sede di tutta la fertilità e può essere identificata fra le Matres.

Icovellauna: triplice Dea lunare simile ad Hecate o a Diana (intesa come Luna, Trivia ed Hecate) della quale si sa poco o nulla oltre al nome.

Nantosuelta:
simboli: Corvo
Nantosuelta è la Dea della natura, delle valli, dei ruscelli ed è anche conosciuta come la “Protettrice”. Il suo nome significa “fiume tortuoso a spirale” o “fiume sotterraneo”. E’ la consorte del Dio Sucellus. La tribù dei Mediomatrici spesso la raffigurava con in mano una piccola casa in miniatura, questo potrebbe portare a pensare che abbia svolto qualche funzione protettiva connessa al focolare e alla
famiglia. Altre volte viene rappresentata mentre regge un palo con in cima una casetta per gli uccelli. Come le altre Dee descritte anche lei è legata alla fertilità, all’abbondanza, ma avendo come animale il corvo si pensa possa essere correlata a qualche perduta funzione guerresca o, molto più probabilmente, al mondo dei morti.

Rosmerta: è la più adorata Dea della fertilità del pantheon celtico. Il suo nome significa “Grande Dispensatrice”. E’ la Dea del fuoco, del calore, della salute, dell’abbondanza, dei fiori e la protettrice dei matrimoni. Oltre a ciò viene anche ricordata come regina del modo dei morti. Viene rappresentata come una donna con in mano un cesto di frutta oppure una cornucopia, un caducèo ( verga di legno o metallo che portava simmetricamente avviticchiati due serpenti ), uno scettro, una ruota o un globo. In alcune altre rappresentazioni porta un’ascia bipenne. Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che l’importanza del suo culto a livello sociale si possa rintracciare nel fatto che il suo nome è strettamente connesso epigraficamente con la parola imperatore.


Mitologia e divinità gallesi

tumblr_mbnld2Jy4T1rww8sko1_1280La mitologia gallese, che contiene ciò che resta della mitologia britannica pre-cristiana (cioè quella celtica), è giunta fino ai nostri giorni dagli scritti lasciati dai bardi e trascritti nel medioevo in particolare nelle opere come il Libro rosso di Hergest, il Libro bianco di Rhydderch, il Libro di Aneirin e il Libro di Taliesin. Dopo l’avvento del cristianesimo, infatti, le leggende, prima tramandate oralmente, sono state messe per iscritto, e le divinità sono divenute Re o Eroi del passato, come i figli di Llyr e i figli di Don, che vengono presentati come famiglie rivali.

Le storie narrate in prosa nel Libro rosso di Hergest e nel Libro bianco di Rhydderch sono conosciuti come Mabinogion, un titolo dato loro da Lady Charlotte Guest, la prima a tradurli, e poi usato anche dai traduttori successivi. Anche poemi come il Cad Goddeu (La battaglia degli alberi) e liste di memorie come le Triadi gallesi e i Tredici tesori della Britannia contengono materiale mitologico. Questi testi contengono anche le prime forme abbozzate delle successive leggende arturiane e la tradizionale storia della Britannia post-romana.
Altre fonti includono la compilazione storica latina del IX secolo conosciuta come Historia Brittonum, la Historia Regum Britanniae, opera in latino in forma di cronaca, scritta da Goffredo di Monmouth (XII secolo) e anche folklore successivo come The Welsh Fairy Book di W. Jenkyn Thomas (1908).

Le storie narrate nel libro bianco (1300-1325) e nel libro rosso(375-1425) sono conosciute oggi come Mabinogion. Il nome che è stato dato da Lady Charlotte Guest nella seconda metà del 1800, è paradossalmente moderno. Infatti, in gallese “mab” significa fanciullo, e Lady Charlotte ne dedusse che “mabinogion” si traducesse come “raccolto per i fanciulli”; ma in realtà uno solo dei rami, (il Pwyll) nella conclusione usa il termini “mabinogion”. Questo termine può essere riferito solo solo ai primi quattro rami o racconti, e non agli altri, contenuti invece nel Libro Rosso.

Il libro di Aneirin (in gallese Llyfr Aneirin) è un manoscritto del tardo XIII secolo in antico e medio gallese che contiene versi attribuiti al poeta britannico settentrionale Aneirin (VI secolo).
Il manoscritto è datatbile al 1265 circa, ma è probabilmente una copia di un originale perduto del IX secolo. La poesia è probabilmentre tratta dalla tradizione orale. La maggior parte del manoscritto contiene l’Y Gododdin, un antico poema in gallese che celebra i guerrieri del Gododdin (Lothian, Scozia) che morirono nella battaglia di Catraeth (probabilmente Catterick, nello Yorkshire settentrionale), che fu combattuta attorno al 600.

Il libro di Taliesin porta il nome del bardo britannico Taliesin che fu il primo poeta a scrivere in lingua gallese.
Probabilmente, Taliesin non ne fu l’autore, perchè durante la sua epoca (534-599), la tradizione era ancora orale, e fu redatto solamente quattro secoli dopo.
Dei poemi del Libro di Taliesin dodici sono indirizzati a dodici re storici conosciuti quali Cynan Garwyn, re del Powys, e Gwallogap Llaennog dell’Elmet. Otto, tuttavia, sono indirizzati a Urien Rheged. Un poema funebre è indirizzato a Owain, figlio di Urien. Il resto del libro contiene poemi con forti elementi mitologici, religiosi e sciamanici, ma anche elementi più tardi, frutto della realtà di chi mise per iscritto l’opera nel X secolo.
In questo manoscritto troviamo anche il Cad Goddeu, la battaglia degli alberi, dove Gwydion anima gli alberi per combattere Bran il Benedetto. Il poema ha una lunga introduzione di cui riporteremo un piccolo esempio: “Bum cledyf yn aghat – Io ero una spada in pugno Bum yscwyt yg kat – Io ero uno scudo in battaglia Bum tant yn telyn – Io ero una corda in un’arpa”, che culmina con con l’affermazione di esser stato a Caer Vevenir quando il Signore di Britannia fece battaglia. Segue il racconto di una mostruosa creatura, della paura dei Britanni e come, per l’abilità di Gwydion e la grazia di Dio, gli alberi marciarono in battaglia. Poi segue un elenco di piante, ognuna con attributi notevoli, ora chiare ora oscure.

Nelle Triadi Gallesi, frammenti di poesia e testi collegati fra loro, troviamo notizie sulla cultura, mitologia e storia tradizionale gallese. Alcuni di questi testi contengono numerosi riferimenti ad Artù o altri personaggi presenti nella saga Arturiana.

Principali divinità e personaggi mitologici

I figli di Don sono cinque, e sebbene compaiano come principi, e la stessa Don, come suo marito Beli, come una grande regina e un grande re, si può dedurre che in epoca precedente al cristianesimo fossero in realtà divintà. Don ( che troviamo anche sia in Irlanda che in Bretagna come, rispettivamente, Danu e Ana) è una divinità femminile, mentre Beli ( “Belenos” e “Belisama” )è una dività maschile, legata alla battaglia e alla luce.
Arianrhod, letteralmente “ruota d’argento”, divinità legata alla luna e alla morte, è colei che governa il destino degli uomini. Uno dei suoi compiti principali era quello di guidare le anime dei morti nel suo castello, dove c’era la ruota della rinascita.
Di Gilfaethwy si sa molto poco, ci sono vari riferimenti a lui nei mabinogion e nel Cad Goddeu, mentre Amaethon è una divinità legata ai campi, infatti il suo nome in gallese significa “grande aratore”.
Gofannon è un Dio fabbro, uno dei principali delle divinità gallesi.
Llyr, divinità marina e Penarddun, sua moglie; i loro figli sono Manawydan, anch’egli divinità marina, Bendigeidfrân ( letteralmente corvo benedetto), e Branwen, dea dell’amore e della bellezza.
symbol-Hounds--Symbol-Celtic-Art-by-Jen-DelythArawn, signore dell’Annwn, e una divinità dell’oltretomba, e suo guardiano. Nel folklore gallese Arawn guida la caccia selvaggia in cielo assieme alla moglie e quattro segugi a partire dall’autunno fino all’inizio della primavera. I cani da caccia di Arawn sono spiriti dell’Annwn, i Cwn Annwn, grossi segugi.
Gwyn ap Nudd, è sovrano dell’Annwn in una posteriore tradizione. Gwyn accompagnava le anime dei morti nell’Annwn e guidava una muta di cani spettrali: i Cwn Annwn.
Rhiannon, che compare nei mabinogion come sposa di Pwyll, è probabilmente la Dea Epona, protettrice dei cavalli.
Modron, figlia di Avalloc, è una della “Dee madri”, dona fertilità e assicura un buon raccolto.
Blodeuwedd è una delle divinità celtiche che nella mitologia gallese fa la sua apparizione nel quarto racconto del Mabinogion. È fuoriuscita magicamente da nove fiori (fiori di quercia, di ginestra e di prato) ed è una Dea lunare.

Divinità Maschili:

Amaethon: Dio dell’agricoltura e della coltivazione.

Arawn: Signore dell’ Annwn (oltretomba), guardiano dei luoghi pericolosi e delle anime dei defunti. Nel folklore gallese Arawn guida la caccia selvaggia in cielo assieme alla moglie e quattro segugi a partire dall’autunno fino all’inizio della primavera. I levrieri (o veltri) di Arawn sono spiriti dell’Annwn, i Cwn Annwn, grossi segugi dal pelo bianco e le orecchie fulve.

Beli Mawr: Dio padre è sposo di Don viene associato alla luce e alla guarigione.

Bran il Benedetto:  (gallese Bendigeidfrân, letteralmente “Corvo Benedetto”, anche Brân Fendigaidd) è una divinità della mitologia celtica. Re di Britannia, veniva rappresentato come un gigante e viene venerato da chi cerca forza e pace.

Dylan Eil Ton: Divinità marina secondo alcuni rappresenta l’essenza del mare stesso perchè fatto di onde.

Gwydion: Dio della magia e della trasmutazione e della trasformazione sia fisica che mentale e spirituale.

Goffannon: Dio dei fabbri e degli artigiani.

Gwyn ap Nudd: re del Tylwyth Teg (il “Popolo Fatato”). Alcuni lo venerano anche come guardiano dell’oltretomba.

Lleu Llaw Gyffes:  è un dio della luce associato spesso a Lug (irlandese) ma venerato in modo minore rispetto a quest’ultimo.

Lludd/Llud/Nudd: Dio della caccia e della pesca associato a Nodden (gallico) o a Nuada (irlandese) sia per funzioni che rappresentazione.

Mabon: Dio della giovinezza era molto venerato a lui era associata la vegetazione e la caccia. A lui è dedicato appunto mabon (22/23 settembre) come ringraziamento per i raccolti e come auspico alla condivisione durante l’inverno

Manawydan: Dio del mare associato e simile a Manannan (irlandese)

Math ap Mathonwy: Dio associato alla sovranità, alla guerra e alla magia.

Pen: Dio associato alla sommità delle montagne.

Divinità Femminili: 

images (1)

Rhiannon

Arianrhod: Dea della morte della luna e del destino possiede la ruota argentata (la luna) che ha il compito di rendere il mondo ciclico ed è bellissima come la luna stessa. Ha il compito di scortare le anime dei morti di passaggio. Spesso le viene dedicato Samhain il 31 ottobre.

Blodeuwedd: Dea lunare e naturale in quanto ne incarna la natura stessa bellissima e volubile secondo il mito ella nacque da nove fiori diversi.

Branwen: Dea molto venerata in antichità è la dea dell’amore e della bellezza gallese.

Ceridwen: Dea associata alla stregoneria e alla conoscenza, lei stessa era una strega.

Cyhiraeth: Dea dei corsi d’acqua entrata nel folclore gallese per la legenda che vuole che chi senta le sue grida sia destinato a morire a breve.

Dôn: Dea madre equivalente gallese di Danu (irlandese) è associata come quest’ ultima ai fiumi e fertilità LLys Don è un antico nome della costellazione di Cassiopea. E’ madre di Arianhod, Gwydion, Gilfaethwy, Gofannon e Amaethon.

Modron: altra Dea madre associata alla fertilità, è la madre di Mabon.
Alcuni chiamano la festa del 22/23 settembre madron e non mabon e la dedicano a lei.

Rhiannon: Dea dei cavalli associata spesso ad Epona era messaggera tra i mondi.

Vari:
Molti altri personaggi della mitologia gallese secondo gli studiosi sono Dei evemerizati compresi alcuni presenti nel ciclo arturiano che spesso si rifanno a prototipi che si ritrovano in miti più antichi.
In oltre nella mitologia gallese spesso si incorre in mostri mitologici, spettri, giganti e draghi.